Alimentazione per il cervello - FitIQ.it

Alimentazione per il cervello

L’interesse verso alimenti che possano avere un potenziale per il buon funzionamento del cervello non è una novità. Nella vita quotidiana la necessità di avere un “Focus” costante è piuttosto comune. E’ da molto tempo che esiste il sospetto che alcuni nutrienti siano in grado di influenzare salute mentale e stato emozionale.

 

SOMMARIO:
1. Intestino e cervello
2. Nutrienti coinvolti
3. Restrizione dietetica
4. Non solo dieta
5. Conclusioni

 

 

1. Intestino e cervello
Quando mangiamo non stiamo semplicemente introducendo, digerendo e “trasportando” semplici nutrienti. Una volta ingerito, il cibo raggiunge il nostro intestino e tramite la stimolazione della produzione di determinate molecole (ormoni), riesce ad inviare segnali anche al nostro cervello.

 

Questi segnali possono avere effetti molteplici e sono stati riscontrati anche effetti per quanto riguarda la sfera emotiva e cognitiva. Quindi quando mangiamo, non ci stiamo semplicemente “nutrendo” ma stiamo comunicando anche con il nostro cervello.

 

Ad esempio, l’Insulina, ormone conosciuto per la sua importanza anabolica e per il suo ruolo fondamentale nella regolazione della glicemia, è coinvolto anche in segnali periferici che modulano alcuni processi mentali nei disordini psichiatrici. Oppure, la grelina, il principale responsabile del senso di fame è implicata anche nei processi che coinvolgono la memoria.

 

La dieta dunque ha un ruolo anche nei processi cerebrali, modulando neurotrasmettitori, sinapsi, fluidità delle membrane e modulando le vie di trasduzione dei segnali.

 

 

2. Nutrienti coinvolti
Omega 3 – questi acidi grassi, presenti prevalentemente nel pesce grasso, ma anche in alcuni semi e frutta secca (nonché alghe); sono coinvolti nel miglioramento della funzione cognitiva negli anziani, nel miglioramento post lesione cerebrale e nel decadimento cognitivo nella malattia di Alzheimer.

 

Curcumina – presente in alcune spezie o miscele di spezie (curcuma e curry) è coinvolta nel miglioramento della funzione cognitiva nella malattia di Alzheimer e nel miglioramento post lezioni traumatiche.

 

Flavonoidi – sostanze contenuti nel cacao, tè verde, agrumi, vino rosso e già noti per il ruolo nella prevenzione di patologie cardiovascolari, sembrano essere coinvolti nel miglioramento della capacità cognitiva negli anziani.

 

Grassi saturi – molto noti, presenti in burro, burro chiarificato, olio di cocco, olio di palma, ecc. sembrerebbero coinvolti in un peggioramento del decadimento cognitivo e peggioramento post lesioni traumatiche.

 

Vitamine – in particolare quelle del gruppo B, la D, la E e alcune combinazioni di vitamine antiossidanti (C, E, carotene), sono tutte coinvolti nella prevenzione e nel miglioramento della funzione cognitiva. Queste vitamine sono presenti in molti alimenti, sia vegetali che animali (soprattutto D e E).

 

Minerali – in particolare calcio, i quali alti livelli sierici sono coinvolti nel precoce declino cognitivo negli anziani; zinco, la cui riduzione dietetica è associata ad una riduzione del decadimento cognitivo negli anziani; selenio, i cui bassi livelli sierici nella vita sono associati ad un’inferiore funzione cognitiva; rame, coinvolto con il declino cognitivo nella malattia di Alzheimer e ferro, il cui trattamento nelle donne sembra normalizzare le funzioni cognitive nelle donne.


Colina – presente nel turlo, nella soia e in carni bianche, è coinvolta nella riduzione del deterioramento della memoria.

 

 

3. Restrizione dietetica
Alcune evidenze sembrerebbero suggerire un potenziale ruolo della restrizione calorica sulle funzioni cognitive. Le calorie in eccesso potrebbero ridurre la plasticità delle comunicazioni cerebrali provocando una maggiore suscettibilità al danno cellulare tramite la formazione eccessiva di radicali liberi. In particolare, sembrerebbe che l’alimentazione a giorni alterni possa migliorare i deficit legati all’età e alla funzione cognitiva in soggetti con Alzheimer. Sebbene questi studi siano su roditori, è bene sottolineare che altri studi su esseri umani, per quanto riguarda la restrizione calorica e il timing di assunzione dei nutrienti hanno rilevato alcune modifiche in parametri metabolici, patologie cardiovascolari e rischio di sviluppo del diabete. Resta ancora da chiarire quali siano le opportune metodiche per avere un reale beneficio in tal senso, considerando che le restrizioni caloriche prolungate possono portare ugualmente ad un peggioramento della condizione cognitiva.

 

 

4. Non solo dieta
Nel miglioramento dell’attività cognitiva non sono coinvolti solo nutrienti e piani dietetici ma anche l’attività fisica svolge un ruolo sinergico per le prestazioni cerebrali. Molti studi hanno dimostrato che l’esercizio fisico stimola l’apprendimento e la memoria e contrasta il declino mentale associato all’invecchiamento.

 

 

5. Conclusioni
Combinare giusti nutrienti e attività fisica è una soluzione ottimale per un risultato efficace in termini di prestazione mentale.

 

Da un punto di vista alimentare è importante seguire lo scrupoloso consiglio di “variare” l’alimentazione il più possibile, cercando di ottenere dalla dieta tutti i nutrienti necessari per il buon funzionamento del cervello. Completare la dieta con alimenti come frutta secca, curcuma, pesce grasso, vegetali di stagione, oli vegetali, è un ottimo modo per far fronte alle necessità cognitive, oltre che nutrizionali. Seguire un piano dietetico specializzato e mirato può essere utile in periodi in cui è richiesta una prestazione mentale superiore, ancor meglio se è accompagnato all’attività sportiva.

 

Valeria Cangiano 

 

 

Bibliografia
Brain foods: the effects of nutrients on brain function- Gómez-Pinilla F – Nat Rev Neurosci. 2008 Jul;9(7):568-78.
Efficacy of vitamin B supplementation on cognition in elderly patients with cognitive-related diseases – Zhang DM, Ye JX, Mu JS, Cui XP – J Geriatr Psychiatry Neurol. 2017 Jan;30(1):50-59.
Enhancing human cognition with cocoa flavonoids – Socci V et All- Front Nutr 2017 May 16;4:19.

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